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IL SANGUE DELLE DONNE

Siamo di fronte ad una mattanza ed ivi si coglie la spietatezza reale della più surreale delle verità. Oggi come ieri dentro di noi muoiono le più belle emozioni dinanzi ad assassini spietati, freddi e finanche troppo anormalisticamente normali.Ciò che viene fuori è uno spaccato di mondo che porta solo stragi di sangue femminile.

via “IL SANGUE DELLE DONNE” — C.A.I. CENTRO ANTIVIOLENZA ITALIANO

La Presidente del C. A. I. – Ivana Giudice – premiata con l’ “Alto Riconoscimento per i diritti umani, civili e l’impegno sociale 2019”.

FB_IMG_1578500100583L’avv. Ivana Giudice – Presidente del C. A. I. Centro Antiviolenza Italiano – è stata premiata il 18 Dicembre dell’ormai decorso 2019, presso il Teatro Apollo di Lecce, con l’Alto Riconoscimento per i diritti umani, civili e l’impegno sociale 2019, dedicato a Lev Tolstoj.

Una vita dedicata al sociale, alla difesa delle categorie più deboli della società, e, in particolar modo, alle donne e minori. Un impegno costante, dominato da una tenacia indomabile e un coraggio sibillino. Una umanità d’altri tempi. Queste le qualità che hanno contraddistinto la Presidente del C. A. I. nel ricevere l’ambito premio.

“Dedico l’Alto Riconoscimento per i diritti umani, i diritti civili e l’impegno sociale 2019 – ha affermato l’avv. Giudice – a tutte le donne vittime di femminicidio, a tutte le persone cui sono stati rubati i sogni, a tutti i bambini/e cui è stata spezzata l’infanzia.
Ringrazio tutti coloro che hanno creduto in me.

Insieme si può per un mondo migliore”.

 

 

via IL CASO: UNA RAGAZZINA DI 14 ANNI DENUNCIA IL SUO VICINO DI CASA, IL QUALE LE AVREBBE CHIESTO – A SUO DIRE, TRAMITE MESSAGGIO SULLA PIATTAFORMA INSTAGRAM – DI FARE SESSO IN CAMBIO DI SOLDI, MA I MAGISTRATI NON POSSONO CHIEDERE MISURE CAUTELARI.

IL CASO: UNA RAGAZZINA DI 14 ANNI DENUNCIA IL SUO VICINO DI CASA, IL QUALE LE AVREBBE CHIESTO – A SUO DIRE, TRAMITE MESSAGGIO SULLA PIATTAFORMA INSTAGRAM – DI FARE SESSO IN CAMBIO DI SOLDI, MA I MAGISTRATI NON POSSONO CHIEDERE MISURE CAUTELARI.

UNA RAGAZZINA DI 14 ANNI DENUNCIA IL SUO VICINO DI CASA DI 31 ANNI, IL QUALE LE AVREBBE CHIESTO – A SUO DIRE, TRAMITE MESSAGGIO SULLA PIATTAFORMA INSTAGRAM – DI FARE SESSO IN CAMBIO DI SOLDI, MA I MAGISTRATI NON POSSONO CHIEDERE MISURE CAUTELARI (perché il reato di adescamento prevede una pena da 1 a 3 anni, laddove le misure cautelari si applicano per i reati che prevedono una pena superiore ai 3 anni) E LEI RISCHIA DI INCONTRARLO OGNI GIORNO, IN QUANTO LUI ABITA NELLO STESSO STABILE!

Questo il caso.

Questo, il nostro commento con l’univoca finalità di trarre spunti di riflessione.

Il reato di “adescamento di minori”, introdotto di recente nel nostro ordinamento penale, per ottemperare alla Convenzione di Lanzarote, è disciplinato dall’art. 609 undecies c. p.,  e si riferisce al compimento di qualsiasi atto volto a carpire la fiducia di un minore di età inferiore a sedici anni per scopi sessuali, attraverso artifici, lusinghe o minacce posti in essere anche mediante Internet o altre reti.

Il reato in questione è punibile in virtù della cd. clausola di riserva, ovvero: “se il fatto non costituisce più grave reato”. Ciò significa che, il reato di adescamento, può essere punito se non siano ancora configurabili gli estremi del tentativo o della consumazione del reato fine, cioè del reato che è posto ad obiettivo o scopo ovvero come oggetto di altro reato. 

La domanda che si pone nel caso in esame è la seguente: si deve parlare di adescamento o si configura altro reato più grave, che rende non punibile l’adescamento?

Al riguardo, alcune pronunce giurisprudenziali della Suprema Corte di Cassazione potrebbero aiutarci ad avere una visione più congrua della materia che affrontiamo.
Le Sezioni Unite della Cassazione, con la sentenza 19/12/2013 n° 16207, hanno affermato un principio di diritto molto importante, secondo il quale:

“la condotta di promessa o dazione di denaro o altra utilità, attraverso cui si convinca una persona minore di età ad intrattenere rapporti sessuali esclusivamente con il soggetto agente, integra gli estremi della fattispecie di cui al comma secondo e non al comma primo dell’art. 600 bis del codice penale”.

Gia sulla base di questo principio, il caso in esame potrebbe indurre a pensare che siano configurabili gli estremi del tentativo del reato fine (cioè del reato di tentata prostituzione minorile).

Un caso similare potrebbe venirci in aiuto.

Nel febbraio 2018, la Corte di Appello di Torino condannava l’imputato per il delitto di tentata prostituzione minorile e violenza sessuale ai danni di due ragazze, di cui una infraquattordicenne, per aver offerto alle due giovani la somma di 100 euro per uscire e incontrarsi in luogo pubblico.

Secondo la difesa dell’uomo, invece, la Corte d’Appello, basandosi sull’offerta dei 100 euro, aveva realizzato in tal modo una sorta di “processo alle intenzioni”, avulso dalla considerazione delle caratteristiche obiettive della condotta tenuta dal suo assistito.

Al riguardo, sulla questione si sono pronunciati i giudici della Terza Sezione Penale della Cassazione con una sentenza molto recente, la n. 30512/2019, i quali hanno ribadito che, con riferimento al contestato delitto di cui agli art. 56 e 600 bis c.p., ovvero tentata prostituzione minorile, il legislatore nazionale ha inteso sanzionare penalmente il fenomeno della prostituzione minorile, colpendo non solo l’offerta ma anche e soprattutto la domanda di essa, cioè la condotta del “cliente”.

Ma, quando si consuma il reato di prostituzione minorile?

Come stabilito dalla norma, esso si consuma al momento del compimento dell’atto sessuale in cambio di un corrispettivo.

Tuttavia, prima di allora, in presenza del compimento di atti idonei ed univoci, può configurarsi il delitto tentato.

Secondo il consolidato indirizzo giurisprudenziale, è proprio dalla definizione del delitto tentato fornita dall’art. 56 c.p., che si ricava quali sono i requisiti del tentativo, ovvero: l’intenzione di commettere un determinato delitto; il compimento di atti idonei diretti in modo non equivoco alla commissione del delitto stesso; il mancato compiersi dell’azione o il mancato verificarsi dell’evento per circostanze indipendenti dalla volontà dell’agente.

A voi le conclusioni.

http://m.ilgiornale.it/news/cronache/denuncia-chi-adesc-continua-vederlo-suo-vicino-1804984.html?fbclid=IwAR0omecQAreW-BQOwO9J_7DODmzCXm5z5TeXW6L7nPoDLZ1LXcYuTpczV5M

LA PRESIDENTE DEL C.A.I. CENTRO ANTIVIOLENZA ITALIANO – AVV. IVANA GIUDICE – CANDIDATA AL PREMIO INTERNAZIONALE PER I DIRITTI UMANI, I DIRITTI CIVILI E L’IMPEGNO SOCIALE

IMG_20191120_184301.jpgE’ di ieri la notizia che la Presidente del Centro Antiviolenza Italiano di Matera – l’avv. Ivana Giudice – è stata candidata al Premio Internazionale per i diritti umani, civili e l’impegno sociale, che si svolgerà il prossimo mese di Dicembre a Lecce. L’impegno umano e sociale, profuso in prima linea dalla presidente del Centro Antiviolenza, nella lotta contro la violenza sulle donne e i minori, e più in generale, contro ogni forma di violenza, è ormai conosciuto in tutta Italia. Basti pensare che la pagina Facebook del C.A.I., cui si rivolgono donne di tutte le nazionalità e da tutta Italia,  è una delle più seguite. <<E’con sorpresa ed emozione – ha commentato Ivana Giudice – che accolgo questa inaspettata e bella notizia. Sono anni che seguo come professionista le donne vittime di violenza da parte degli uomini, ancor prima che venisse costituito il C.A.I. e conosco bene le sofferenze legate alle dinamiche della violenza, e i devastanti effetti che la violenza assistita ha sui figli minori. Purtroppo, quando si parla di violenza contro le donne non si può prescindere dalla considerazione del contesto storico e culturale attuale e delle società passate. Un dato storico comune e imprescindibile è che le manifestazioni delle relazioni di potere tra uomini e donne si sono sempre basate sulla diseguaglianza tra i due sessi, producendo come effetto consequenziale le discriminazioni delle donne da parte degli uomini. In tal modo, le donne non solo sono state relegate in una posizione subordinata, ma addirittura al ruolo di semplici oggetti di possesso. E, questa realtà che definisco “atavica” è come un marchio sulla pelle delle donne, che con il trascorrere del tempo, sta divenendo sempre più pervasiva, assumendo forme più brutali. Si pensi all’efferatezza di alcuni femminicidi degli ultimi anni, ad opera di partner od ex partner, o branchi di uomini. Certo, il dibattito pubblico negli ultimi anni, con ritmo crescente, si sta interrogando sempre più su questo tema, con i mezzi di informazione pubblica e privata. Ma la violenza contro le donne persiste, ed anzi si è inasprita, interessando ogni strato sociale, economico e culturale, senza distinzioni di razza, di religione e di età. Le donne continuano ad essere massacrate e uccise. Secondo le stime nazionali – prosegue la presidente –  ogni 72 ore una donna viene uccisa, solitamente dal partner o ex partner, mentre il 63% delle violenze sessuali avviene per mano conosciuta. Dinanzi a questa realtà ogni volta parliamo di iniziative concrete, possibili, per arginare il fenomeno. Ma ogni volta che una donna viene violata, solo un silenzio assordante fa da padrone. E’ per questo motivo che la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne per noi del C.a.i. Centro Antiviolenza Italiano ha assunto un significato diverso. Abbiamo voluto ripercorrerla soffermandoci a scandire i numeri della violenza sulle donne, che sono davvero tragici. Basti ricordare che solo due giorni prima del 25, una donna di 30 anni, mamma di un bimbo di 11 anni, è stata barbaramente uccisa a colpi di coltello dal suo amante, perché, rimasta incinta, minacciava di raccontare tutto alla moglie di lui. Ed è ancora questo il motivo per cui abbiamo deciso di pubblicare in rete il Cortometraggio prodotto e realizzato dal C.A.I. dal titolo “Solo per Te… ”. Un cortometraggio nato in assenza di finanziamenti o sovvenzioni di sorta. Realizzato in 8 ore di riprese e pochi giorni di montaggio cd. artigianale. Ma “vivo” grazie alla sensibilità di ciascuno dei soci che vi ha partecipato. Il cortometraggio è un concentrato di violenza psicologica, maltrattamenti, violenza fisica, per poi concludersi con il femminicidio. Racconta di una famiglia come tante che, agli occhi della società, sembra vivere una apparente normalità. In realtà, dentro di sé, nasconde il dramma della violenza che, ora dopo ora, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, si consuma all’interno delle mura domestiche. La protagonista, Bianca, vive una condizione di agonia familiare, dovuta alle continue vessazioni fisiche e psicologiche subite dal coniuge. Ma, nonostante le sue fragilità emotive, ha il coraggio di dire basta. Un coraggio nato dalla consapevolezza dell’alternativa che ha nell’optare per una vita diversa, non più costruita sull’apparenza di un matrimonio divenuto improseguibile… Perché l’Amore non ha lividi, ma sorrisi>>.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                            

POTENZA: OMICIDIO DELL’AGENTE DELLA POLIZIA DI STATO FRANCESCO TAMMONE.

POTENZA: OMICIDIO DEL POLIZIOTTO FRANCESCO TAMMONE, UCCISO IN SERVIZIO DA UN PREGIUDICATO CHE AVEVA SFILATO AD ALTRO POLIZIOTTO LA PISTOLA DALLA FONDINA. A DISTANZA DI 23, ARRESTATO UN UOMO DI 49 ANNI PER CONCORSO NEL REATO!
#giustiziaèfatta

23 anni fa era presente sulla scena dell’omicidio dell’agente Tammone a Potenza. In carcere 49enne

FOGGIA: LA POLIZIA DI STATO CONTRO LE BABY GANG.

FOGGIA: ALLARME BABY GANG.
RISPOSTA INCISIVA DELLA POLIZIA DI STATO.

Da alcuni giorni, Foggia è teatro di baby gang, resesi responsabili di aggressioni nei riguardi di due persone adulte e di alcuni loro coetanei.

Grazie al lavoro certosino e tempestivo della Polizia di Stato, che ha condotto indagini a tappeto, sono stati identificati e denunciati, nel giro di pochissimi giorni, i minori responsabili delle aggressioni.

Trattasi di ragazzini di età compresa tra gli 11 e i 15 anni, i quali, forti del loro essere in gruppo e della voglia di affermare il loro ego avvalendosi della violenza, non hanno esitato ad aggredire adulti e coetanei.

Ovviamente, l’allarme sociale che ne è derivato conduce a porsi significativi interrogativi sulle cause di un disagio generazionale sempre più diffuso tra i ragazzi.

Di baby gang, la letteratura criminologica degli ultimi tempi, è abbastanza colma.

Ma che cos’è una baby gang?

Baby gang può essere definita un gruppo di ragazzini, aggressivi e violenti, che agisce in maniera organizzata e sistematica, con un’emulazione di genere mafioso, una struttura gerarchica e delle regole di condotta ben precise.

Ed è proprio per queste caratteristiche che la baby gang si distingue dal bullismo tout court.

Contesti familiari problematici e contesti sociali disagiati sembrano essere alla base delle scelte di appartenenza al gruppo, ma non sempre e necessariamente è così.

Alcune volte, infatti, anche ragazzi di buona famiglia cercano nella gang uno strumento per affermare il loro status.

Le baby gang, al giorno d’oggi, hanno assunto una visibilità senza precedenti. Aggrediscono e picchiano indifferentemente adulti e coetanei. Lanciano sassi dai cavalcavia o contro attività commerciali, rubano, taccheggiano, sino ad arrivare a compiere violenze sessuali di gruppo.

La questione più dibattuta è quella di capire quali sono le cause che spingono questi gruppi a commettere siffatti atti devianti.

Si indaga, per questo, sulle criticità e problematicità familiari e sociali, sulle quali si pone in particolar modo l’accento.

Ed è giusto che sia così.

Ma, l’inno alla violenza cui quotidianamente i nostri ragazzi subiscono dai giochi virtuali del momento, dovrebbe caratterizzarsi come un input da non sottovalutare nell’analisi della violenza minorile, sia da un punto di vista sociologico, che da quello psicologico.

C. A. I.

Centro Antiviolenza Italiano

Immagine reperita dal web

Il Sottosegretario di Stato del Ministero di Giustizia, Sen. Jacopo Morrone, incontra il C.A.I. Centro Antiviolenza Italiano.

Domani 22 Marzo, alle ore 10,15 presso la Sala Meeting di Palazz

o Gattini – Matera, il Sottosegretario per la Giustizia, Jacopo Morrone, parteciperà ad un incontro organizzato con il Centro Antiviolenza Italiano, per parlare di violenza sulle donne.

LA PAGINA DEL C. A. I. CENTRO ANTIVIOLENZA ITALIANO NUOVAMENTE BLOCCATA.

Carissimi amici ed amiche, la nostra pagina risulta nuovamente bloccata, con conseguente impossibilità di gestirla e pubblicare i nostri post. Anche l’applicazione che ci consentiva la sola pubblicazione e condivisione dei post, risulta impraticabile. L’unica possibilità di interagire con voi risulta essere il nostro sito wordpress, almeno finché sarà possibile utilizzarlo. Vi chiediamo la cortesia di condividere le pubblicazioni da noi effettuate tramite questo sito, per aiutarci a diffondere i nostri messaggi. Grazie di cuore e… SE SIAMO TUTTI UNITI PER UN MONDO MIGLIORE, NESSUNO CI FERMERÀ, neanche chi vorrebbe farlo!

Ivana Giudice

Presidente C. A. I.

L’APPELLO DEL C.A.I CENTRO ANTIVIOLENZA ITALIANO RIVOLTO A TUTTI I CENTRI ANTIVIOLENZA D’ITALIA, DI ADERIRE ALLA CAMPAGNA ANTIVIOLENZA “DALLE PAROLE AI FATTI: PER UN MONDO MIGLIORE”. UNIAMOCI TUTTI!

Il C. A. I. Centro Antiviolenza Italiano rivolge l’appello a tutti i Centri Antiviolenza d’Italia, di aderire alla campagna antiviolenza per costruire insieme un mondo migliore. E, per farlo, occorre essere uniti e solidali, per redigere e proporre proposte di legge valide e concrete, finalizzate a tutelare e garantire effettiva protezione alle donne e ai minori, e più in generale a tutte le vittime di violenza. L’UNIONE FA LA FORZA!

Per qualsiasi informazione:

caicentroantiviolenzaitaliano@gmail.com

“DALLE PAROLE AI FATTI” : LA CAMPAGNA ANTIVIOLENZA DEL C. A. I. CENTRO ANTIVIOLENZA ITALIANO PER CREARE INSIEME “UN MONDO MIGLIORE” .

IL C. A. I. CENTRO ANTIVIOLENZA ITALIANO INCONTRA I CITTADINI, LE ASSOCIAZIONI E GLI ESPONENTI POLITICI INTERESSATI A PARTECIPARE, PER FORMULARE E REDIGERE TUTTI INSIEME NUOVE PROPOSTE DI LEGGE, PER UN MONDO MIGLIORE.

Il C. A. I. – da anni impegnato nel contrasto alla violenza -, a fronte dell’inarrestabile ed innegabile incremento della violenza di genere, ha deciso di lanciare una campagna innovativa “Dalle parole ai fatti: per un mondo migliore”, per coinvolgere fattivamente cittadini, associazioni ed esponenti politici nella direzione di un reale cambiamento. Ognuno potrà partecipare suggerendo idee, riflessioni, pensieri, per redigere insieme nuove proposte di legge, miranti a creare le basi di una tutela certa ed effettiva nei confronti di donne, minori e, più in generale, di tutti coloro che subiscono violenze. Prossimamente, saranno fornite le date degli incontri pubblici, la cui inaugurazione partirà proprio dalla Capitale della cultura europea 2019.

#tuttiinsiemeperunmondomigliore

L’APPELLO DEL C. A. I. AL GOVERNO SUL DDL PILLON: I BAMBINI E LE BAMBINE SONO IL “PATRIMONIO DELL’UMANITÀ”, NON UNA MERCE VETTORIALE DI SCAMBIO!

Di seguito la nota del Presidente C. A. I. CENTRO ANTIVIOLENZA ITALIANO.

Da giorni, ormai, leggiamo articoli di stampa ad oggetto il DDL del Sen. Pillon, che – da quanto apprendiamo – prima ancora di essere un uomo politico, è un avvocato. Abbiamo seguito con attenzione le polemiche insorte e le riflessioni dei Centri Antiviolenza e delle attiviste, che denunciano il pericolo, in particolar modo per le donne vittime di violenza domestica, di diventare ancora più deboli e restie a denunciare gli abusi e le violenze subite, in mancanza di una adeguata tutela legislativa. Un pericolo reale e innegabile, in quanto, se l’introduzione della cd. “mediazione obbligatoria” rappresenta solo una ulteriore lungaggine dei conosciutissimi tempi processuali per una separazione legale, il “mantenimento diretto” di entrambi i genitori concorrerebbe esclusivamente a porre in una situazione di ulteriore disagio non solo la donna, ma, in generale, il coniuge privo di risorse economiche e, magari, anche di future risorse lavorative, considerato che il lavoro sembra essere diventato una chimera! Il risultato sarebbe quello, da un lato, di optare per quella meschina “filosofia di vita” della “sopportazione silenziosa” di ogni tipo di abuso, soprattutto psicologico, il più subdolo e difficile da provare, pur di avere un tetto dove alloggiare. Dall’altra, il coraggio di un coniuge di separarsi, pur in una situazione di forte disagio economico, perché magari (?) senza reddito, lo priverebbe anche quei 12 giorni al mese compresi i pernottamenti, della gioia di poter godere appieno dei suoi figli, in mancanza di una abitazione adeguata. Ma, a parte queste rilevanti considerazioni, ciò che ci lascia letteralmente BASITI – leggendo il testo del ddl – è, a nostro parere, la mancanza di ogni centralità di ruolo e pensiero dei figli minori, che in tal modo sembrano diventare solo una merce vettoriale di scambio, da una casa all’altra, da un genitore all’altro! Doppia residenza, doppio domicilio, doppia vita…. E l’interesse superiore del minore? E quando i genitori vivono in città distanti tra loro, anche doppia scuola?! Certo, l’intenzione di assicurare la “bigenitorialita’ perfetta” può essere condivisibile, così come sancito dalla citata Convenzione sui diritti del fanciullo di New York, o dalla Risoluzione del Consiglio d’Europa n. 2079 (2015). Ma, desideriamo ricordare al Governo, e in particolar modo al Premier Conte e ai Vice Premier Salvini e Di Maio, che per l’art. 12 della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo e le altre Convenzioni internazionali, il minore non è più considerato oggetto dell’esercizio della potestà genitoriale, ma soggetto di diritti e parte necessaria del procedimento, la cui volontà assume rilevanza nel procedimento. Rispettare i desideri ed i bisogni dei minori equivale a garantirne la serenità ed il benessere psicofisico, perché le esigenze di un minore possono anche non coincidere con quelle di un genitore. E l’interesse del minore in nessun caso può o deve essere interpretato e fatto proprio da un adulto, generalizzando i casi, perché non si può non prescindere dalla considerazione delle specifiche circostanze del singolo caso concreto. Del pari, assolutamente incondivisibile e frutto di scelte che paiono ingiuste, risulta l’abrogazione dell’ “addebito della separazione”, di cui all’art. 151, comma 2°, c.c., per non parlare della (re) introduzione dell’alienazione parentale, con tutte le conseguenze che già conosciamo. Un esempio eclatante è quello accaduto nel 2012, quando un bimbo fu portato via con forza da scuola dalla polizia. Chi non ricorda il famoso video mostrato dalla trasmissione “Chi l’ha visto?”. Di sicuro, NON È QUESTO IL MONDO CHE VOGLIAMO.

Bene si faccia a “rivisitare” il ddl Pillon, con tutte le garanzie di legge a tutela di minori, donne e uomini perbene, con un confronto che non tenga conto solo della “voce” delle associazioni dei padri separati, ma che preveda, bensì, il coinvolgimento dei rappresentanti di tutte le parti interessate. Questa è democrazia! Soprattutto, per tutelare i nostri piccoli angeli, già sofferenti silenziosamente nell’anima dinanzi alla perdita del calore e protezione di una famiglia che non c’è più!

Presidente C. A. I.

Centro Antiviolenza Italiano

Avv. Ivana Giudice

IL C. A. I. CENTRO ANTIVIOLENZA ITALIANO CHIEDE AL CAPO DELLA POLIZIA, FRANCO GABRIELLI, DI CONOSCERE I PROVVEDIMENTI ADOTTATI PER L’APPARTENENTE ALLE FORZE DELL’ORDINE CHE HA PUBBLICAMENTE OFFESO LE DONNE VITTIME DI STUPRO.

EGR. CAPO DELLA POLIZIA, QUANDO GLI INSULTI PROVENGONO DA CHI INDOSSA LA DIVISA, DA CHI DOBBIAMO ESSERE TUTELATE?

Negli ultimi giorni, abbiamo appreso, con grande amarezza, che un appartenente alle forze dell’ordine, impegnato – da quanto si legge – anche in attività sindacale, avrebbe postato sul suo profilo pubblico di Facebook articoli relativi ad episodi di recenti stupri, commentati con inequivocabili frasi sessiste e ingiuriose nei riguardi delle vittime, di cui una ragazzina di soli 15 anni di Jesolo. Dalle foto postate e commentate tra le tante, si legge come lo stesso, riferendosi in particolar modo allo stupro della ragazzina di 15 anni, avvenuto a Jesolo, riporta che “queste ragazzine” per rimediare dello stupefacente, sarebbero disposte a fare “servizietti veloci”. Però, poi “trovano quello che invece vuole il servizio completo e allora piangono perché le stuprano”. Nell’altro post, riferito allo stupro della ragazza tedesca a Rimini, ritiene “Questa mi sembra una cazzata.. come quella di jesolo”, arrivando a consigliare di trovare un “avvocato per sicurezza”, prima di avere rapporti sessuali, perché – sempre a suo dire – sarebbero troppe le donne che “prima si mettono in situazioni strane e poi fanno le vittime”.

L’aberratio, che in alcun modo possiamo sottacere, è che questo signore, che indossa la divisa (fortunatamente rappresentata anche e soprattutto da persone serie e oneste), esprime – secondo i post pubblicati – pubblicamente che per lui tutti gli stupri sarebbero delle “cazzate”, perché sono le donne a cercarsela.

Scritti, parole e pensieri, questi, di una gravità unica e assoluta, che in alcun modo possono risultare per inosservati, né vogliamo che lo siano.

Il numero di donne vittime di stupro è vertiginosamente in aumento.

Il Ministero dell’Interno, nel Dossier sulla sicurezza, pubblicato proprio a ferragosto – che abbiamo letto in sintesi dal sito https://www.valigiablu.it/dati-reati-violenza-donne/ -, ha lanciato un dato allarmante: se da un lato calano omicidi, furti, rapine, dall’altro aumenta, in proporzione, la violenza sulle donne.

Leggere tali commenti ingiustificabili, equivale ad aumentare quei macigni sul cuore, non solo di quelle giovanissime vittime di violenza sessuale, ferite a vita, e dei loro familiari, ma anche di tutte le donne, offese, insultate ed umiliate da chi dovrebbe tutelarle.

Chiediamo, pertanto, al Capo della Polizia – di cui si conosce la celerità delle azioni – di essere altrettanto esaustivo nel soddisfare la nostra richiesta.